La nostra scuola

La scuola come comunità educante
La comunità educativa come luogo interiore e rassicurante di crescita. Il cambiamento è sempre un processo generativo, produce qualcosa di nuovo, di creativo rispetto alle conoscenze, ai modelli, alle procedure precedenti, ma va inserito in un quadro cognitivo, affettivo, relazionale equilibrato.Aiutare gli alunni a cambiare, a crescere nell’io e nel noi si può fare tenendo, però, la vela sempre tesa e stabile tra le onde del movimento esperenziale, tra i marosi di tempeste emotive e cognitive inattese e coinvolgenti. Li si spinge a navigare tra paure, incertezze, errori e fallimenti, ma ogni giorno con una forza nuova, spronandoli a non sostare nello stagno rassicurante, ma fermo, del conosciuto.Quello che i ragazzi non devono mai perdere di vista è la luce del faro dei valori che spinge la vela a lottare contro il vento e a respirare il cielo.L’educazione è l’impronta che lasciano sulla sabbia dell’isola in cui finalmente approdano e che poi scoprono essere un arcipelago. In quanto comunità educante, la scuola genera una diffusa convivialità relazionale,intessuta di linguaggi affettivi ed emotivi, ed è anche in grado di promuovere la condivisione di quei valori che fanno sentire i membri della società come parte di una comunità vera e viva. La scuola affianca al compito dell’insegnare ad apprendere quello dell’insegnare ad essere. La scuola va intesa quindi come una
COMUNITA’ INCLUSIVA
La presenza di bambini e adolescenti con radici culturali diverse è un fenomeno ormai strutturale e non può più essere considerato episodico: deve trasformarsi in un’opportunità per tutti. Non basta riconoscere e conservare le identità preesistenti, nella loro pura e semplice autonomia. Bisogna, invece, sostenere attivamente la loro interazione e la loro integrazione attraverso la conoscenza della nostra e delle altre culture, in un confronto che non eluda le questioni quali le convinzioni religiose, i ruoli familiari, le differenze di genere. Questo comporta saper accettare la sfida che la diversità pone: innanzitutto nella classe, dove le diverse situazioni individuali vanno riconosciute e valorizzate, evitando che la differenza si trasformi in disuguaglianza. Le Indicazioni costituiscono il quadro di riferimento per la progettazione curricolare affidata alle scuole. Sono un testo aperto, che la comunità professionale è chiamata ad assumere e a contestualizzare, elaborando specifiche scelte relative a contenuti, metodi, organizzazione e valutazione. La costruzione del curricolo è il processo attraverso il quale si sviluppano e organizzano la ricerca e all’innovazione educativa. ITALO FIORIN UNIVERSITA’ LUMSA ROMA
Un po’ di storia…
Il terzo circolo D’Annunzio ha sede in un edificio costruito presumibilmente nel XIII secolo per essere la sede dell’Ordine Religioso Femminile Francescano. Una delle testimonianze che lo riguardano è data da una cessione testamentaria del 1421. Le religiose che facevano parte di questa comunità, erano per lo più appartenenti a vecchie famiglie nobili tranesi. Le clarisse scelsero un sito poco fuori dalle mura cittadine, a sud dell’abitato, lontano dal frastuono e dalla vita mondana. Il Monastero che venne realizzato fu qualcosa di grandioso, con saloni immensi allineati con ordine e coperti da possenti volte gotiche. Successivamente, nel XV secolo, il monastero venne inserito in un nuovo complesso monumentale di tre piani, visibile ancora oggi su via Pedaggio S. Chiara, ma è solo nel XVI secolo che il Convento delle Clarisse assunse un aspetto più simile a quello attuale. A seguito dell’espansione demografica, infatti, il monastero venne inglobato nelle mura cittadine. Questo cambiamento costrinse la comunità a rinunciare alla solitudine monastica e a dover mettere a disposizione dei fedeli della nuova zona abitata, la sua chiesa. Nel 1599 un altro cambiamento coinvolse la comunità delle Suore Francescane che, a causa del loro esiguo numero si fuse con quella del Monastero di S. Giovanni nei pressi della Cattedrale; al suo posto il Monastero ospitò le comunità delle benedettine di S. Agnese e delle cistercensi di S. Paolo. La chiesa, quindi, assunse il nome dei Santi Agnese e Paolo. Il XVIII secolo fu socialmente importante per il Monastero; infatti, le vaste proprietà, insieme a donazioni e lasciti testamentari di numerosi fedeli, consentirono al monastero di concedere molti prestiti, così da acquistare un ruolo dominante per la vita socio-economica della città di Trani. Tutto ciò venne favorito anche dalla sua vicinanza alla porta occidentale della città (il nome della strada “Pedaggio S. Chiara” deriva proprio dalla tassa ivi pagata). Nel 1799 il palazzo fu saccheggiato dai francesi e depredato dagli arredi sacri. Ne fu bruciato l’archivio e vennero persi gli atti di notevole valore storico. Nel XIX secolo, sotto l’influsso delle idee rivoluzionarie francesi, il ruolo di dominio del Monastero e la presenza stessa della Comunità religiosa andò sempre più scemando. A seguito della legge numero 3036 del 1866 (che sopprimeva le corporazioni religiose), il Comune di Trani chiese di ottenere la struttura, che gli venne concessa alla morte dell’ultima suora. Nel 1904 la maggior parte dei locali del Monastero fu ceduta all’amministrazione comunale di Trani, a patto che gli stessi fossero usati solo a scopo educativo o di beneficienza. Nel 1909, poi, la storia del Monastero e della chiesa si separano definitivamente. Nel periodo della prima guerra mondiale fu occupato dal decimo Reggimento fanteria. Nel 1921 fu ceduto per un breve periodo all’associazione nazionale Donne cattoliche d’Italia per la realizzazione di laboratori di lavoro per fanciulle povere. Durante il periodo fascista il monastero divenne deposito alimentare dell’esercito. Solo nel 1987 l’amministrazione comunale decise di adibire la struttura ad edificio scolastico.













